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Sovana
Storia e arte

Libreria Editrice Tellini, Pistoia (1982)
120 pagine,
91 illustrazioni








Nel silenzio della storia etrusca
[dal volume, pag. 5]

Sovana fu sul punto di morire. Nella memoria di chi scrive è ancora viva l'immagine di un abitato in pieno sfacelo, tanto da sembrare - come scrisse il Nicolosi agli inizi del secolo - «una città violentata, sconvolta, profanata dal saccheggio di un'orda barbarica».
Vi si arrivava - a Sovana - attraverso una strada di polvere e buche; e vi si entrava per constatare un'identica realtà, fatta anch'essa di buche e di polvere in una "Via di Mezzo" desolata e squallida che correva dalla rocca aldobrandesca alla cattedrale fra siepi di case decrepite e mute che mostravano i segni di un destino apparentemente ineluttabile.[...]
 
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Sovana: Piazza del Pretorio con la caratteristica e antica pavimentazione a spina di pesce.
Sul fondo il Palazzetto dell'Archivio, a destra la Loggia del Capitano - sulla quale spicca lo stemma
marmoreo di Cosimo I De Medici (1570) - e il Palazzo Pretorio tutti risalenti al XII-XIII Secolo.
A sinistra la Chiesa di Santa Maria.
(Foto di Fabrizio Montanini, 2009)

Poco più di due lustri or sono [siamo nel 1982, ndc], pareva dunque che l'avversa sorte di Sovana si compisse in maniera irreparabile. Non fu così. Per fortuna, la tanto invocata operazione di recupero dell'importante centro grossetano prese finalmente le mosse per rivelarsi, in un breve volger di tempo, efficace e risolutiva di una situazione disperata. [...]

Sovana oggi [1982, dal volume pag.109-111]

Dal 1814 Sovana fa parte del Comune di Sorano e ne costituisce certamente la frazione più illustre.
Dista dal capoluogo appena nove chilometri.
La realizzazione piuttosto recente delle strade che le permettono di collegarsi in maniera abbastanza rapida con le più importanti vie di comunicazione del territorio (Cassia, Maremmana, delle Collacchie) l'ha sottratta al secolare isolamento garantendole un'affluenza di visitatori continua, anche se limitata. Cosicché, in ogni stagione dell'anno, è verificabile quotidianamente un certo movimento turistico, sia nell'abitato che nella necropoli. Le motivazioni di questa tendenza a privilegiare la località come meta di una passeggiata o di una escursione sono numerose e di natura diversa: Sovana possiede il fascino della storia e custodisce il mistero delle civiltà sepolte; Sovana è il Medioevo che sopravvive e che palpita nelle memorie e nelle cose; Sovana è la Maremma più vera che si manifesta con le sue solitudini, con i suoi silenzi, con la sua natura arcaica, con le sue bellezze naturalistiche; Sovana è un rifugio spirituale e intellettuale sonoro di richiami irresistibili; Sovana è leggenda e mito, dolcezza e malinconia.

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Da alcuni decenni a questa parte, le nostre abitudini sono profondamente mutate: oggi si corre, si strepita, ci si affanna, si smarrisce ogni giorno di più il sapore di una vita che era densa di sentimenti e di valori, perché fatta di una dimensione e di uno spessore umani.
A poco a poco, il nostro bisogno di quiete interiore ha finito col venire in conflitto con la difficile e arida realtà di questa nostra vituperata stagione.
Si sente il desiderio — noi, almeno, che abbiamo sulle spalle il peso di parecchie primavere (ma lo sente ancor di più chi trascina la propria esistenza in una città opprimente) — di ritrovare il calore di un mondo a misura d'uomo.
È per questo che ci si mette in cammino alla volta di Vetulonia, che si sale a Tirli, che si cerca Gerfalco appollaiato sotto il massiccio petroso delle «Cornate», che ci si arrampica sull'ardito viadotto di Civita di Bagnoregio per trascorrere un pomeriggio «diverso» nel «paese che muore». Ed è per questo che, sulle tracce remote dell'Ainsley e del Dennis, si compie una gita a Sovana, nel cuore della «magica Etruria», dove la terra e le cose e le rupi sono gravide come poche altre di quella memoria del tempo in cui risiedono le ragioni del nostro modo di esistere.

Sorano (Foto di Fabrizio Montanini, 2009 - particolare)

E a Sovana, ecco la bottega antiquaria nello storico Palazzetto dell'Archivio; ecco il forno sempre ben provvisto di pane fragrante e di buoni dolci casarecci; ecco il ceramista con i suoi prodotti artigianali di imitazione etrusca; e poi, il venditore di souvenirs (voglia il cielo che rimanga unico e solo!); il falegname alla vecchia maniera; l'anziano tessitore di vimini alle prese con i suoi panieri e con i suoi cestini, superstite di una razza di agricoltori e di vignaioli dalle mani sapienti.

Ecco, insomma, i mestieri e i gesti di una volta, che suscitano una folla di sensazioni e di ricordi.
Ma Sovana offre anche strutture moderne (sebbene improntate di antico), come l'Albergo-Ristorante «Scilla» di Antonio Merli e la «Taverna etrusca» di Giuseppe Santarelli che, oltre a disporre complessivamente di una ventina di posti-letti e di locali accoglienti, sanno garantire al cliente, con l'affabilità che contraddistingue i rispettivi gestori, il meglio della cucina maremmana e toscana esaltata dai prodotti genuini del posto.
E si tratta di una presenza fondamentale ai fini del turismo; il quale, se stimolato da una organizzazione diversa del parco archeologico e da una utilizzazione più oculata dei monumenti medievali, potrebbe divenire la voce primaria dell'economia locale, per il momento piuttosto povera. Prova ne sia che soprattutto i giovani sono costretti a cercare un lavoro altrove e che dal 1957 a oggi la popolazione residente nel centro urbano è diminuita di ben 51 unità, passando da 231 a 180 abitanti: 93 maschi, 87 femmine.
Una così sensibile flessione demografica è dovuta tuttavia anche ad altre cause, quali il trasferimento di persone anziane alle vicine case di riposo, l'emigrazione di un certo numero di donne per contrazione di matrimonio con giovani forestieri e il ritorno di qualche famiglia ad una stabile attività contadina.
Un dato che preoccupa è inoltre l'alto tasso di sovanesi in età avanzata.
Da un calcolo approssimativo risulta infatti che circa i due terzi della popolazione urbana sono costituiti da ultraquarantenni. Per contro, si assiste ad una crescente rarefazione di bambini e di ragazzi. Basti pensare - sempre con riferimento all'abitato - che nel settembre del 1982 due soli scolari accederanno alla prima classe della scuola materna e uno solo alla prima classe delle scuole elementari.
Esiste dunque il problema della rivitalizzazione di Sovana. E l'unico modo per risolverlo non può essere che quello di procurare una casa a chi voglia stabilirsi fra le mura della capitale aldobrandesca.
Ma ciò significa costruire - con tutte le cautele del caso sempre necessarie in ambienti di questa particolare natura - una serie di edifici.
Il Comune di Sorano, secondo le notizie che abbiamo raccolto, ha predisposto un piano particolareggiato che prevede il recupero e il riattamento di alcune vecchie abitazioni.
Si sta inoltre verificando la possibilità di erigere qualche fabbricato su antiche fondamenta.
L'una e l'altra iniziativa, se portate a termine, permetterebbero di aumentare la capacità ricettiva di Sovana di circa novanta vani e di sistemare, quindi, una trentina di famiglie, con un incremento demografico di un centinaio di abitanti.
Sarebbe già un fatto positivo: tale, almeno, da invertire l'attuale tendenza migratoria che, se non frenata in tempo, potrebbe assumere proporzioni pericolose.
Ma siamo del parere che la «gemma della civiltà etrusca» debba puntare anche, e soprattutto, su una rivitalizzazione di carattere turistico e culturale, predisponendo infrastrutture e organizzando manifestazioni di un certo livello, capaci di determinare una frequenza di visitatori più consistente e sorretta - specie dal punto di vista della lettura monumentale e delle escursioni nell'ambito della necropoli - da un servizio efficiente e puntuale.Ingrandisci
Per qualificare Sovana sotto il profilo dei motivi di interesse e di attrazione non possono certamente bastare i festeggiamenti religiosi in onore del patrono San Mamiliano (27 aprile) e di San Gregorio VII (ultima domenica di maggio); e nemmeno la primaverile «Sagra del mandorlino» e la disponibilità «muta» dei suoi celebri monumenti.
Occorre fare molto meglio e di più. Perché questa località lo merita. Perché la sua storia - anzi - lo esige; e lo esige la sua fama ormai largamente diffusa: una fama destinata a non deludere il forestiero che per la prima volta mette piede nella «città di Ildebrando», dove ogni cosa concorre a suscitare emozioni, a risvegliare interessi archeologici e storici, a fissare nella mente ricordi indelebili.

Pitigliano (Foto di Daniela Cavoli, 2009)

Anche perché Sovana è la parte di un tutto assolutamente fantastico che trova il suo coronamento nelle irripetibili realtà paesaggistiche e urbanistiche dei vicini abitati di Sorano e di Pitigliano: due luoghi, del resto, da essa indissolubili sia sul piano delle vicende storiche che su quello delle bellezze panoramiche e naturali.
Una specie di «triangolo magico», dove spesso il volto antico dei paesi si tinge di fiabesco; dove alita ancora lo spirito insopprimibile delle genti rasenie; e dove il mistero dei tempi andati si annida nelle cupe tombe profanate, nelle sperdute strade ipogee, nei baratri scavati dal millenario, impetuoso scorrere dei torrenti.
Terra stupefacente e stupefatta; dolce terra di Maremma; e Sovana «dal bel nome femmineo», la «fulva e dorata» Sovana, vi si adagia con la sua vibrante tristezza e con la sua rinverdita speranza, nel ricordo di un grande passato.

Alfio Cavoli