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La Maremma

Tellini, Pistoia (1982)
352 pagine, 250 illustrazioni



Dal punto di vista geografico, oggi la Maremma si identifica soprattutto con la Provincia di Grosseto, nella quale, del resto, come si legge nell'Enciclopedia Italiana Treccani, ricadono i nove decimi del territorio tradizionalmente indicato con questa denominazione. È quanto ammette anche il Lessico Universale Treccani, là dove afferma che la Maremma, storicamente soggetta, dal Duecento in poi, alla influenza senese, "si è andata raccogliendo intorno a Grosseto, divenutane in questo secolo il vero capoluogo". Ai ventotto Comuni grossetani è dunque dedicato questo libro, che vuol essere una guida attenta a tutti gli aspetti più salienti delle realtà archeologiche e storiche, artistiche e monumentali, naturalistiche e paesaggistiche, etniche e ambientali di ciascuno di essi, a disposizione di chiunque desideri conoscere la Maremma dalle caratteristiche delle sue città e dei suoi paesi, dei suoi villaggi e dei suoi castelli, del suo mare e della sua montagna, nonché dalle vicende del suo passato e dalle più diverse situazioni del suo presente.[…]

Alfio Cavoli

 

 


 

Manciano [dal volume pag. 191 - 209]

Di Manciano sono state coniate alcune significative definizioni che è opportuno riportare.
«Manciano dalla bella insegna - si diceva un tempo - covo di ladri e spia della Maremma», dove per "bella insegna" s'intende la mano aperta, simbolo del Comune, mentre "covo di ladri e spia della Maremma" stanno rispettivamente a significare che il territorio mancianese fu rifugio sicuro dei più spietati briganti (Tiburzi, Fioravanti, Biagini) e che il paese costituisce un autentico balcone da cui si possono scrutare vastissimi orizzonti.Ingrandisci
Nelle località dell'Alto Viterbese (Ischia di Castro, Farnese, Valentano) è tuttora sulla bocca della gente il detto: «Manciano delle streghe, dove si va si vede», nel senso che, data la sua posizione topografica sulla sommità di un colle aperto ai quattro punti cardinali, Manciano si scorge da ogni dove come se fosse un paese stregato.


Marzo a Manciano
(Foto di Daniela Cavoli, 2009)


Lusinghiero è anche il giudizio estetico che ne dette il console inglese George Dennis, l'ottocentesco visitatore e illustratore di necropoli etrusche: «Trovasi Manciano sopra un'altura dominante uno di quegli stupendi e variati panorami che danno tanto fascino all'Italia».
Ma quel che scrisse il giornalista sportivo Bruno Raschi in occasione del 52° Giro Ciclistico d'Italia, transitato da Manciano il 21 maggio 1969 [...], non è certamente da meno: «Manciano - ebbe ad affermare Raschi sulle pagine rosa della Gazzetta dello Sport - è un paese gentile che presidia due valli e che sembra evocare, sulla linea del doppio orizzonte, le favole intatte della Maremma». Perfetto.[...]
Tutte queste espressioni in gran parte elogiative del suo aspetto esteriore comprovano come Manciano sia un paese piuttosto fortunato dal punto di vista dell'ambiente in cui ha sede e di quello - straordinario sotto il profilo naturalistico e paesaggistico - che lo circonda. In effetti è proprio così, specialmente se si pensa alla sua centralità e alla sua vicinanza rispetto a mete di grande attrazione, come il Monte Amiata e il Monte Argentario, il lago di Bolsena e il lago di Burano, la laguna di Orbetello e il Parco della Maremma, Saturnia e Sovana, Pitigliano e Sorano, Vulci e Tarquinia, tutte località che si possono raggiungere, le più lontane nel tempo massimo di cinquanta minuti di automobile, le più prossime (e sono la maggioranza) in meno di mezz'ora. Si deve dire che Manciano, con i suoi 35.080 ettari di superficie, è il pjù grande Comune della Toscana non capoluogo di provincia ed occupa, comunque, nella graduatoria dell'ampiezza, il terzo posto dopo Arezzo e Grosseto.
Nel suo territorio (in cui vivono circa ottomila abitanti) [siamo nel 1982, ndc] sono state scoperte numerose stazioni preistoriche (Poggio Barbone, Scarceta, Le Calle, Poggio Pietricci, Pietriccio Rosso, Montauto, Poggio Bagno Santo) e si trovano i resti di due città etrusche (Saturnia e Caletra), senza considerare che la necropoli di un'altra città rasenia (Statnes - Statonia) si estende in località «Le Sparne», poco oltre il confine che separa il Comune di Manciano da quello di Pitigliano.
Sette sono le frazioni che amministra: Marsiliana, Montemerano, Saturnia, Poggio Murella, Poderi di Montemerano, Capanne e San Martino sul Fiora, le prime quattro di più remota origine e di maggiore interesse storico, archeologico e monumentale, assieme agli avanzi di numerosi fortilizi che svettano sui poggi, fra i boschi, un po' dovunque: la Roccaccia di Montauto, il Castello di Scerpena o Serpenna, il Castellaccio di Scarceta (Pelagone), il Castello di Stachilagi (Castellaccia).
Manciano è ricordato per la prima volta in un contratto di vendita stipulato da Lamberto Aldobrandeschi nel 973. Successivamente, il suo nome appare nel 1118 in un privilegio di papa Clemente III.
Gli Aldobrandeschi vi fanno la loro comparsa nei primi anni del Duecento per restarne padroni fino agli inizi del XIV secolo; ma come centro abitato sorge probabilmente all'indomani della divisione del feudo aldobrandesco (1274) in seguito alla quale viene assegnato a Ildebrandino fu Guglielmo, conte di Sovana.
Nel 1335 se ne impadroniscono i conti Orsini che, dopo averlo difeso dalle mire del Comune di Orvieto e della Repubblica di Siena, ne consolidano per poco tempo il possesso intorno al primo decennio del XV secolo.
Il 31 maggio del 1416 Siena, infatti, lo conquista unitamente ai castelli di Capalbio, Tricosto e Rocchette; e dispone (1429) la ricostruzione della Rocca e del Cassero.
Gli Orsini tornano a dominare su Manciano e su altri castelli circostanti nel 1455. Un secolo esatto più tardi (1555) con l'annessione del territorio al Granducato di Toscana, Manciano e varie località della zona vanno a formare la podesteria di Saturnia e di Capalbio, per dar luogo, nel Settecento, alla Comunità di Manciano.
Il paese, come risulta da un manoscritto di Giovanni Antonio Pecci, pubblicato da Lilio Niccolai sul Bollettino della Società Storica Maremmana (dicembre 1980), nel 1758 conta circa quattrocento abitanti ed è così descritto: «È circondata questa Terra d'antiche mura, ma non molto alte, e in diverse parti rovinate, e senza merli, benché si conosce esservi stati, e intorno le medesime mura si vedono dieci piccoli torrioni, in migliore stato però delle stesse mura, eccettuati due, che hanno alquanto sofferto, e otto d'essi servono per abitazione di particolari famiglie, senza sapersi se gli siano stati concessi, o se gli siano appropriati». Qualche cenno storico sulle frazioni. [...]
Da vedere, a Manciano, il Cassero aldobrandesco-senese, costruito verso il 1350, restaurato intorno al 1430 e sopraelevato nel 1935 (torretta); la fontana monumentale del Rosignoli (1913); la stele dedicata a Pietro Aldi (1911); il «discusso» monumento al cavallo di Alessio Sozzi, in Piazza della Pace (1981); la chiesa parrocchiale di San Leonardo completamente rifatta nel 1932 (conserva un dipinto del Patrono, opera di Paride Pascucci, e una grande pala d'altare di Gualtiero Giannerini); l'antica chiesetta della SS. Annunziata con una Annunciazione di Pietro Aldi; il monumento ai Martiri della Libertà, di Marcello Legaluppi (1953); Porta Rosella o Fiorella affiancata da un torrione cilindrico della ormai scomparsa cinta muraria (XVI secolo); la semplice, ma caratteristica torre dell'orologio recante l'epigrafe del plebiscito con cui la Toscana fu annessa al Regno d'Italia. È inoltre piuttosto interessante il dedalo di viuzze del centro storico dove non manca, come in Via Roma e in Piazza Matteotti, qualche indizio di vita remota (architrave con la scritta Battilorus) e di ricercatezza architettonica.
Mancianesi sono i due pittori più significativi della Maremma, Pietro Aldi (1852-1888) e Paride Pascucci (1866-1954), il primo assai noto per gli affreschi risorgimentali eseguiti nel Palazzo Pubblico di Siena accanto a quelli del Maccari e del Cassidi, il secondo per una serie di opere a sfondo sociale di grande efficacia artistica, poetica e documentaristica.
[...]posseggono importanti collezioni di quest'ultimo che è rappresentato in Municipio da alcuni disegni e dalla Baldoria o Festa in famiglia; mentre all'Aldi è dedicata, nella casa natale, la Galleria (oltre cento dipinti e un notevole numero di lavori grafici) che il fratello del pittore inaugurò il 18 maggio 1893.
A Manciano è in via di allestimento il Museo di Preistoria e Protostoria della valle del fiume Fiora, un ente archeologico di altissimo livello culturale e scientifico.
Sono anche in programma la pinacoteca «Aldi-Pascucci» a Manciano e i musei etrusco-romani a Saturnia e a Marsiliana, frazioni in cui, oltre che a San Martino sul Fiora, è previsto il funzionamento di nuclei bibliotecari. Sempre a Manciano è attiva la Biblioteca Comunale «Antonio Morvidi» con sede nei locali donati dall'On. Avv. Prof. Leto Morvidi che ha potenziato l'istituzione donandole centinaia di volumi.[...]
Piatto tipico del capoluogo, anzi esclusivo, è il ciaffagnone, una specie di sottilissima, gustosissima, trasparente frittata fatta con acqua, uova e farina, cosparsa di cacio pecorino. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, tale golosità non ha ancora suggerito una sagra.[...]

Alfio Cavoli