Paese che vai, leggenda che trovi. Tutto può mancare in una comunità umana - grande o piccola che sia - tranne le leggende. E nel territorio preso in esame dalla presente pubblicazione - Maremma e Tuscia - vi sono località che ne tramandano a profusione, anche a causa delle vicissitudini sociali generalmente note.[…]
Esse [le leggende] rientrano dunque a pieno titolo nella nostra cultura e continuano a tenere viva, nei credenti, la devozione per le divinità che le ispirarono, quando non pretendono di suffragare dignità originarie o non contribuiscono a perpetuare tradizioni ormai profondamente radicate nel tessuto sociale.
Ed è per questo che meritano il nostro rispetto e la nostra considerazione.

Alfio Cavoli

 
Leggende della Maremma e della Tuscia
L'immaginario collettivo in settanta testimonianze religiose e profane

Disegni in copertina e nel volume di Dino Petri
Scipioni Editore, Roma (1993)
176 pagine, 14 illustrazioni
 
 

Sant'Anna non perdona [dal volume, pag. 91-93]

Sant'Anna è la protettrice dei trebbiatori. La sua festa ricorre il 26 di luglio, giorno in cui gli addetti alla sgranatura dei cereali rimangono inoperosi. Così vuole la tradizione, in onore della protettrice, specie dopo l'antico episodio che stiamo per raccontare.
È l'epoca in cui le macchine sono ancora un pio desiderio. E per qualunque lavoro, in campagna, si deve ricorrere alla forza degli uomini e degli animali.
Anche per la trebbiatura del grano, dell'orzo e dell'avena ci si serve di cavalli bene addestrati. Il contadino stende sul terreno alcune vecchie tele di canapa e vi pone sopra affiancati, le spighe verso l'alto - un numero sufficiente di "balzi". Su questo tappeto di messi, che viene disposto in forma circolare per esigenze di lavorazione, si fanno trottare - in coppia o in terna - le bestie scelte per l'occorenza.
Al momento in cui si ritiene che dalle glume delle spighe siano schizzate fuori tutte le cariassidi, si provvede a togliere la paglia e a formare un nuovo strato di "balzi" da sgranare.
All'operazione presiede, in modo particolare, il così detto giumentiere, ossia colui che, con schiocchi di frusta e incitamenti vocali, disciplina il lavoro dei cavalli.
Essa viene effettuata in diverse riprese e richiede, soprattutto nella fase conclusiva, molto impegno e pazienza.
Infatti, terminando il meticoloso calpestio degli animali e rimaste sullo spiazzo dell'aia soltanto le cariassidi mescolate alla pula, è necessario procedere alla separazione dei chicchi dalle glume e dagli altri corpi estranei che compongono la grande massa eterogenea. Non è facile, perché, senza l'aiuto del vento, è assolutamente impossibile operare.
Di solito, si rimanda questa fase lavorativa alle ore pomeridiane, quando una provvidenziale brezza comincia a spirare.
Allora, gli operai - mediante una pala - lanciano in aria il grano, verticalmente, fino a quando, grazie alla ventilazione, non sia completamente pulito e pronto per essere riposto nei magazzini.
A questa rudimentale trebbiatura attende, un giorno, una famiglia contadina che abita fra Pian di Poccetta e Pian di Menta, nel Mancianese.
Sa benissimo che è la ricorrenza di Sant'Anna; ma, non nutrendo alcuna fede religiosa, non si è nemmeno posta il problema.
Secondo i suoi componenti, d'altra parte, è con la fatica che si onorano i santi, non con l'ozio, padre di tutti i vizi.
Perciò, tutto sta procedendo per il meglio sull'aia maremmana, quando, con un forte boato, la terra sprofonda così repentinamente che gli uomini, gli animali, le messi e ogni attrezzatura di circostanza vengono inghiottiti da un'immensa voragine, sul fondo della quale cominciano a zampillare rivoli d'acqua. In breve, là dove scalpitavano i cavalli ansanti incitati dal giumentiere ed esprimevano i contadini la loro allegrezza canora per il cospicuo raccolto, piomba il silenzio più profondo e tragico; mentre la vasta superficie di un lago comincia a rispecchiare le cupe immagini degli alberi circostanti.


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Manciano, il "Lago Scuro" oggi (Foto di Fabrizio Montanini, 2006)


È l'attuale "Lago Scuro", dal quale c'è chi afferma che, nella notte precedente la ricorrenza di Sant'Anna, si sprigionano ancora scalpitii di giumenti, schiocchi di frusta ed echi di canti, attraverso i quali gli spiriti dei sepolti invitano i trebbiatori a rispettare la loro festa patronale.
La leggenda è riferita anche ad altri specchi d'acqua della Maremma, quali il laghetto di San Floriano presso Capalbio, il lago dell'Accesa nelle vicinanze di Massa Marittima, il lago di Monterotondo e la località "Sprofondàti" sul tombolo orbetellano di Giannella.

Alfio Cavoli