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[…] Sono figlio di un paese - Manciano - che svetta nel cielo della "Maremma di là" per ammirare tutt'intorno panorami sterminati di pianure e di monti, di colli e di marine.

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Manciano, oggi, dalla torre del Cassero aldobrandesco-senese
(Foto di Massimo Bondi)

I miei nonni, sia paterni, sia materni, erano contadini; i miei genitori braccianti. Dagli uni e dagli altri ho ereditato la fierezza delle origini proletarie e l'orgoglio di una maremmanità fra le più autentiche e schiette. I giorni più giocondi e spensierati della mia vita, nonostante gli spettri della povertà e del disagio familiare, li ho trascorsi da ragazzo nei campi e nelle vigne. Ho avuto perciò la fortuna di conoscere la Maremma vera, quella di cui non rimane ormai che il ricordo nei dipinti, nei libri, nelle foto struggenti del Denci e dell'Azzolino. Ho fatto in tempo a vedere gli ultimi poveri diavoli che scendevano dalle montagne per trovare di che sopravvivere nei latifondi ancora malarici. E la pena che suscitavano mi è rimasta scolpita nella memoria come un punto fermo su cui tornare spesso a riflettere. Ho sentito i sapori, gli odori, le voci, i suoni di una campagna primigenia, dove scorrevano, nella quotidiana durezza dell'impegno, arcaiche esistenze; e dove la natura, rigogliosa ovunque di quella vegetazione poi sacrificata in gran parte agli dei del progresso, celebrava i suoi fastosi trionfi primaverili.

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[…] Non ho dubbi: fu in quella "prigione" salesiana di Livorno - erano gli anni della guerra, delle notti lacerate dagli urli delle sirene, delle precipitose corse nei rifugi - che il seme della mia voglia di esaltare - scrivendo - il fascino e la bellezza della mia solare Maremma emise il primo, se pur esiguo germoglio.
[…] Ho sempre scritto non a scopo di lucro, ma per il sottile piacere di farlo, avendo costantemente pensato - e ne sono oggi ancor più convinto - che quello della divulgazione è uno dei modi possibili per essere utili alla propria terra. Purché, ovviamente, ciò che si scrive e si pubblica risponda a rigidi criteri di serietà e non rimanga sepolto negli scaffali delle librerie di Grosseto e provincia.

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[…] io vorrei tanto - e lo dico dal profondo del cuore - che la Maremma trovasse fra i giovani chi meglio di me sapesse interpretarla, studiarla, descriverla; chi più di me sapesse battersi per tutelarla, difenderla, valorizzarla. […]


Alfio Cavoli dal discorso pronunciato in occasione della cerimonia di conferimento del "Grifone d'Oro 1992" tenutasi al Cassero della Fortezza Medicea di Grosseto il 10 agosto 1993.

Alfio Cavoli nasce il 22 agosto 1927 a Manciano (GR), primogenito di Corrado e Petronilla Franci. Lo seguiranno tre fratelli: Alia Margherita, Lorenzo e Evandro Ettore.
I suoi genitori sono contadini, e compiono enormi sacrifici per far avverare il sogno del figlio maggiore: studiare. Alfio, già allora saldamente cosciente e fiero delle sue radici, ne fa altrettanti a star lontano dai propri cari e dal paese natale dal quale, dopo l'esperienza di studente, non si sposterà mai più se non per brevi viaggi. Il desiderio, la volontà, la caparbietà, la motivazione lo sostengono nel dedicare l'adolescenza e la giovinezza al raggiungimento di quello scopo che, per le condizioni economiche di una famiglia contadina in un'epoca in cui tirare la giornata fino a sera non era propriamente facile, poteva altrimenti rivelarsi una mera aspirazione senza possibilità di riuscita. Conclude gli studi di agrimensore - così ama titolarsi ricordando il suo diploma di Perito agrario - nell'Istituto Tecnico Agrario Statale "Angiolo Vegni" delle Capezzine (AR). IngrandisciPer un breve periodo subito dopo il diploma gira per i poderi a prendere, appunto, misure. L'educazione ricevuta nei convitti lascia nei comportamenti della sua routine quotidiana poche tracce, ma indelebili e l'esperienza scolastica un titolo per affrontare un destino diverso da quello che gli sarebbe spettato per nascita.
L'innata passione per lo scrivere, per l'approfondimento storico, per le vicende, le tradizioni, il passato, il presente e - sopra tutto - il futuro della Maremma, lo spingono a tentare la via del giornalismo. Così, dopo essere diventato insegnante di educazione fisica, poi di educazione tecnica, nell'Istituto d'Avviamento professionale di Manciano, prende contatti con "Il Telegrafo" di Livorno. Il quotidiano, nel 1949, gli conferisce l'incarico di corrispondente di paese. Carriera che lascerà interrompersi senza eccessivo disappunto non appena raggiunto l'intento di farsi pubblicare articoli per lui più avvincenti da scrivere.
Prima nella scuola salesiana di Venturina (LI) e poi durante l'esperienza delle Capezzine, coltiva con continuità e piacere, un'altra passione che lo porterà per qualche anno ad esibirsi in pubblico con gli amici: la tromba.

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Ancora bambino inizia a studiarla nella banda comunale. Prosegue con l'aiuto del maestro - e più tardi caro amico - Diego Chiti, poi nei convitti livornese e aretino dove suona quando possibile e - tutte le sere - il silenzio d'ordinanza. Negli anni postbellici sfoga questo suo talento accompagnando le danze nelle serate conviviali e, dato il suo orecchio musicale, ama improvvisare sui ritmi e le melodie in voga facendo anche parte di un quintetto jazz. È, per lui, Ingrandiscicome per i suoi coetanei, l'epoca di una giovinezza finalmente serena fatta di whisky, sigarette, biliardo, belle donne e musica. L'epoca della riconquistata allegria: con pochi soldi, ma un diploma in tasca; con l'ansia di procurarsi un futuro tutto da costruire, ma pur sempre dopo la tragedia vissuta della seconda guerra mondiale.
Il divertimento, la musica, l'impegno scolastico, gli articoli per il giornale - collaborazione durata fino al 1989 quando "Il Telegrafo" era tornato a chiamarsi già da tempo (1976) "Il Tirreno" -: una vita piena la sua.
È il 1960. Dopo aver insegnato a Manciano, Orbetello, Marsiliana, Magliano in Toscana, Pitigliano, gli viene conferito l'incarico di direttore della Scuola d'Avviamento professionale agrario con differenziazione industriale femminile di Roccalbegna e Semproniano. Di lì a poco la sua vita ha un cambiamento fondamentale: in veste di direttore inserisce nell'organico scolastico una nuova professoressa. Recentemente laureatasi in Scienze Naturali, Maria Luisa Michelotti è desiderosa di insegnare anche se, per farlo, si deve trasferire dalla natia San Marino. Si sposano dopo due anni dal loro primo incontro.
A far conoscere l'editore che pubblicherà il suo primo libro, "Uomini, cose e paesi della Maremma" ad Alfio Cavoli, è proprio Maria Luisa che, donna indipendente, volitiva e serena, affronta la propria vita e quella della famiglia condividendo le scelte del marito e incitandolo a compierle. Ingrandisci
È il 1965, il Gruppo Poligrafico Editoriale è una casa editrice di San Marino. L'editore pubblica il volume, che raccoglie gran parte degli articoli già proposti nelle pagine de "Il Telegrafo" e vari inediti, chiedendo all'autore di contribuire alle spese di edizione con la vendita di un certo numero di copie del libro. Così Alfio stila un elenco di nominativi, trascrive, affranca e invia le cartoline con le quali esprimere la volontà d'acquisto e si augura di raggiungere il necessario numero di prevendite: "Per aspera ad astra" è sempre stato il suo motto prediletto e niente deve farlo desistere dal centrare i suoi obiettivi. Intanto, è diventato babbo: Daniela e Giovanna nascono a distanza di solo undici mesi l'una dall'altra. Intanto, entra a far parte del Consiglio comunale del suo paese natale come indipendente di sinistra. Dal 1965 al 1990 - per quindici anni da Assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione - si occupa continuativamente di Manciano anche come amministratore pubblico. Durante i suoi mandati ottiene il potenziamento della Biblioteca Civica da circa ottocento a quindicimila volumi, istituisce le biblioteche nelle frazioni di Saturnia e San Martino sul Fiora e tre Musei: ancora esistenti il Museo di Preistoria e Protostoria della valle del fiume Fiora a Manciano e il Museo Etrusco a Saturnia e la purtroppo oggi chiusa - purtroppo per lui, e per tutti coloro che avrebbero avuto una visione più organica dell'opera dei due artisti - Pinacoteca Aldi-Pascucci nella quale era raccolta una cospicua parte delle tele e dei disegni dei due pittori mancianesi. Esercita sempre l'impegno di amministratore pubblico parallelamente a quello di insegnante. IngrandisciChiude con l'attività nella Scuola Media Statale di Manciano solo al raggiungimento del limite d'anzianità previsto dallo stato, quarant'anni d'insegnamento. Per un periodo della sua vita fa parte del Distretto scolastico di Orbetello e della Comunità Montana Colline dell'Albegna.
Dopo la pubblicazione del suo primo libro, continua a scrivere instancabilmente. Nel 1974 diventa giornalista pubblicista e collabora con varie testate. Oltre a "Il Telegrafo" (poi "Il Tirreno" già citato) - che lo pubblica per anni in terza pagina e nelle rubriche specializzate "Nel mondo dell'arte" e "Oggi in libreria" - i suoi articoli appaiono nelle pagine regionali di "Paese Sera", di "Toscana Qui" e in quelle di molti altri giornali e periodici, fra cui "Cultura oggi" (Milano), "Panorama etrusco" (Venturina), "L'Era" (Pontedera), "In giro per la Toscana (Montevarchi), "Civiltà da scoprire" (Livorno), "Stazione di Posta" (Firenze), "Lazio oggi e domani" (Roma), "Tuscia" (E.P.T. di Viterbo), "La Ballata" (Livorno), "Eco d'arte moderna" (Firenze), "Archeologia viva" (Firenze), "Maremma e dintorni" (Grosseto), "Le Venezie e l'Italia" (Venezia), "Le antiche dogane" (Roma), "Maremma Magazine" (Grosseto).
Nel 1972-73 fa parte del comitato di redazione della rivista semestrale "Confronti" diretta da Marcello Morante, collaborando a diversi numeri. Membro della Società Storica Maremmana, scrive per il suo Bollettino per anni. Per anni - dieci -, è direttore responsabile del Notiziario di Radio Grosseto International. Dal gennaio 1978 a fine dicembre 1980 ricopre il ruolo di ispettore onorario per la conservazione degli oggetti d'antichità "per la Provincia di Grosseto (Manciano)".
In veste di storico e scrittore d'argomento maremmano partecipa a varie trasmissioni radiofoniche e televisive della RAI fra le quali "Folklore" (1989, con Ruggero Orlando, Nicola Caracciolo, Bruno Modugno, Caterina Bueno, etc); "Atlante sonoro-Memorie della Maremma" (1992, Radio 3, intervista di Alberigo Giostra); "Arcobaleno" (1987); "La storia siamo noi" (2001).
È consulente storico dei film "Briganti della Maremma tosco-laziale dell'800" (1986) di Sergio Rossi (pellicola per la quale scrive anche il commento) e "Tiburzi" (1996) di Paolo Benvenuti, presentato al Festival di Locarno, entrambi girati per la RAI.
Per "Le Case della Memoria in Toscana", prodotto nel 2004 dalla Giunta Regionale, commenta il filmato su David Lazzaretti di Arcidosso.
Il 4 dicembre 1992, sulle pagine de "Il Venerdì di Repubblica", è la prima parte del dossier: "La banda degli onesti". Nell'esiguo novero dei cittadini italiani segnalati dai lettori de "La Repubblica" è anche il nome di Alfio Cavoli. Il giornalista Pietro del Re titola il suo articolo sullo storico e amministratore pubblico, corredato delle foto di Massimo Sestini, "Un amore chiamato Maremma".
Il 10 agosto del 1993 Alfio Cavoli riceve il "Grifone d'oro" per l'anno 1992, con la motivazione:


La Città di Grosseto, in una visuale che al di là delle sue mura spazia sull'intero territorio maremmano, ha individuato nello scrittore Alfio Cavoli, per la sua operosità coronata da successo, ma non disgiunta da una innata modestia, il cittadino più meritevole del "Grifone d'oro" 1992. In una trentennale attività di fecondo divulgatore della storia, della geografia e dell'arte della nostra terra, Cavoli ha fatto conoscere in ogni angolo d'Italia le risorse culturali della Maremma. A lui è dovuta la presenza nella natia Manciano del delizioso Museo preistorico della Valle del Fiora, a lui la consapevolezza per la cittadinanza che vivere nel cuore della provincia non ostacola, ma favorisce le reali attitudini e capacità di chi si adopera disinteressatamente per la collettività.


Citato nel testo e nelle bibliografie di centinaia di volumi ha scritto numerose prefazioni e partecipato con propri contributi a collaborazioni varie tra le quali: "Chi siamo" (Autori vari, a cura di Augusto Vivaldi, Editoriale il Tirreno, 1980); "Paride Pascucci" (con Bianca Saletti Asor Rosa e Lilio Niccolai, a cura dell'Amministrazione provinciale di Grosseto, 1980); "Pietro Aldi" (con Piero Bargellini, Bruno Santi, Lilio Niccolai, a cura dell'Amministrazione provinciale di Grosseto, 1981); "Storia illustrata della Repubblica di San Marino" (Volume I, Autori vari, a cura del Centro di documentazione della Biblioteca di Stato della Repubblica di San Marino, AIEP Editore, 1985); "Manciano ieri e oggi" (Autori vari, a cura di Alfio Cavoli, Claudia Cencini, Lilio Niccolai per l'Associazione Pro Loco di Manciano,1987); "Paride Pascucci" (Un pittore fra Ottocento e Novecento, con Flavio Tattarini, Enrico Crispolti, Giovanni Marziali, Nuove Edizioni Gabriele Mazzotta, 1987); "Annuario della Maremma" (Autori Vari, Cooperativa Editrice Il Cavaliere d'Italia, 1988); "Museo di Preistoria e Protostoria della valle del Fiume Fiora" (Catalogo dell'omonimo museo a cura di Nuccia Negroni Catacchio, 1988); "Pietro Aldi" (Pittore Gabriele Mazzotta, 1988); "Un ricordo per Ernesto [Balducci]" (Dal villaggio all'età planetaria, Autori vari, a cura di Lucio Niccolai, Tipografia Ceccarelli, 1992); "Museo di preistoria e protostoria" (Autori Vari, OCTAVO Franco Cantini Editore, 1994); "Morbello Vergari" (Ricordi e testimonianze a Roccalbegna 18 novembre 1995, Autori vari); "Banditi e ribelli dimenticati" (Storie di irriducibili al futuro che viene, Autori vari, a cura di Corrado Mornese e Gustavo Buratti, Edizioni Lampi di Stampa, 2006).
Un lungo periodo di depressione attraversa la vita di Alfio Cavoli dopo la perdita della moglie avvenuta in un tremendo incidente stradale in Sicilia il 23 novembre 1991. Quella partenza allegra e spensierata risoltasi in un definitivo non ritorno lo devasta ed è ancora nello scrivere che riscopre la via per appropriarsi nuovamente della sua esistenza.

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L'instancabile attività che Alfio Cavoli dedica alla Maremma per contribuire a salvarne il patrimonio culturale, storico, ambientale indubbiamente unico e a lui così caro, ha fine a Roma solo il 30 settembre 2008 giorno in cui, per i postumi di un intervento chirurgico, è costretto a scrivere l'ultima pagina della propria vita.

Daniela Cavoli